Due Settimane a Branditylab

Like Don't move Unlike
 
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Apri la porta al piano terra di Palazzo Sigismondi di via Tosio e fai presto a convincerti: che il modello fosse reticolare l’avevi sentito altrove, ma non l’avevi capito fino in fondo. Che la comunicazione sia sempre stata relazione, l’avevi sempre creduto; che le conversazioni siano sempre state alla base della comunicazione, pure. Ma non avevi compreso fino in fondo la forza dirompente dell’irruzione digitale. Un paio di settimane al piano terra di Via Tosio sono sufficienti a rendertene conto.

Lavorare con il "DreamTeam"

Attorno a un tavolo che ho notato solo ora essere rettangolare (ero sicuro fosse ovale) una buona decina di schermi lavorano ciascuno a diversi aspetti dell’esperienza digitale: dall’intuizione per un nuovo logo, l’evocativo principe di un brand, al design di un sito web, punto di partenza di ogni racconto digitale, fino alla narrazione sui social e all’interazione con gli utenti che quella conversazione, circolare e reticolare, contribuiscono a diffondere, riattivare e modificare continuamente.

Cresciuti a colpi di marketing tradizionale, verticalmente imboccato dalla ripetizione della comunicazione unidirezionale, molti di quelli come me hanno sviluppato quasi un senso di colpa nell’empatia spesso provata, e nascosta, di fronte all’eleganza formale di un logo o alla forza magnetica del racconto di un brand. La forza orizzontale di ogni presenza digitale ha riammesso in modo dirompente la voce di tutti coloro che abitano l’ambiente digitale, colorando ogni racconto, anche quello di un brand, di molte voci e sfumature diverse.
Letto in questi termini, il mantra satirico di Andy Borowitz, appuntato in modo paradossale sulla sua pagina Facebook, “there is a fine line between social networking and wasting your fucking life”, è vero. Non è però colpa né dei social network né della tecnologia. Ma delle persone che li abitano.

Il carattere orizzontale e diffuso della comunicazione, moltiplicata dall’effetto impresso da ogni nodo di cui è costituita la rete, può essere insieme subdolo, nell’illusione di un’assoluta liberazione, e pericoloso, per chi non riesce a comprenderlo. Insomma, il riverbero della coda lunga occorre saperlo surfare, prima di finire sott’acqua.
Altrimenti è come non saper parlare, è come essere muti.

the author

Davide Del Bono

Davide ama scartare, di lato. Una laurea in filosofia, l’incontro con la comunicazione politica, analogica e digitale, una campagna elettorale e poi un dottorato. Scrivere e comunicare lo appassiona, da sempre. E da quando ha scoperto la forza orizzontale dell’ambiente digitale, ancora di più. La sfida è più grande, certo, ma partecipare a un discorso che prescinde da punti di vista privilegiati ha un’incertezza che coinvolge, un sapore tutto diverso. In BrandityLab ha trovato i compagni migliori per questo nuovo viaggio nel mondo digitale, incerto e reticolare. (Davide ama anche scalare, perdersi nelle valli alpine a bordo di un van. Nel disegno di dita e scarpette sulla roccia stacca il cervello, ritrova equilibrio e concentrazione).

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