Internet Once Upon a Time

Like Don't move Unlike
 
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Ci sono giorni che hanno fatto la storia senza che nessuno se ne accorgesse. Passi, parole, clic che hanno cambiato il mondo, scivolati via nel silenzio. Sembra un paradosso, ma non lo è. E’ che ci sono eventi dei quali solo a posteriori riesci a misurare la portata. Un po’ come nella vita delle persone.

Trent’anni fa, il 30 di aprile per essere precisi, un CLIC connetteva l’Italia alla Rete delle reti. Meglio connetteva il Cnuce di Pisa a Roaring Creek in Pennsylvania. Toccò a Blasco Bonito, il tecnico, digitare PING e aspettare la risposta. Un OK arrivato in meno di un secondo. Il capoprogetto Luciano Lenzini e il direttore del Centro, Stefano Trumpy , stavano facendo altro. Nessuno riprese la notizia... Nemmeno una breve in cronaca.

Cosa è successo dopo è lì da vedere. Così per celebrare un evento del quale, diciamolo, quasi nessuno conservava il ricordo, lo scorso 30 Aprile si è festeggiato in Italia l'Internet Day.

Quel clic apriva l’infrastruttura – la strada, poi autostrada – che avrebbe consentito la nascita dell’ecosistema.  Nel 1986 l'Italia si connetteva a Internet, ma dovevano passare alcuni anni prima che dalla Rete nascesse il Web. Era il 1991 quando un informatico britannico, Tim Berners-Lee, pubblicò il primo sito dando origine al www.

Mi sono affacciato a questo nuovo mondo quattro anni dopo. Le mie prime connessioni sono del 1995. Di quegli anni ricordo la fatica e l’entusiasmo nel riuscire a configurare i primi accessi alla Rete. Era il momento in cui, dalla riga di comando di DOS, si era passati all’interfaccia utente. Tutto correva velocissimo e ci sembrava che il futuro avesse deciso di farci visita. Tuttavia riuscire a configurare un protocollo di rete e collegare la macchina a Internet era un’operazione difficile. Da veri Nerd. Ed io ero e sono un Nerd dal momento che quando qualcosa mi appassiona fatico a rimanere alla superficie. 

Ricordo le notti perse e tutte le volte che mi sono sentito dire "ma come puoi pensare che la gente creda a qualcosa che sta scritto su Internet?". Lo ripeto spesso perché oggi quella passione è il mio lavoro e ai ragazzi dico che per affrontare il futuro devono credere nelle loro passioni. Anche quando  sembrano "perdite di tempo".

Utilizzai le prime connessioni inizialmente per ricercare delle persone e successivamente per aiutare un'amica che stava facendo una ricerca sulla cura dell'autismo attraverso l'utilizzo dei delfini. In meno di due giorni avevo stampato l'equivalente di 10 enciclopedie sul tema. Grazie a quello che trovai lei si mise in contatto con una ricercatrice ed entrò in un programma di sperimentazione.
Il cervello andava alla velocità della luce e mi sembrava di essere ad un passo dalla pietra filosofale. 

Il contatto con i modelli reticolari di comunicazione fu infatti una vera Epifania. Ebbi la fortuna, o la felice intuizione, di innamorarmene perdutamente e di scommettere sul fatto che quel sistema avrebbe cambiato il mondo.

Poi nel 1999 uscì “The Cluetrain Manifesto”. Ancora oggi quando lo rileggo non smetto di stupirmi nel vedere quanto visionari fossero i suoi autori. La loro prima Tesi (I mercati sono Conversazioni) è alla base di tutto quello che ho fatto poi e sta nel Manifesto di Branditylab.

Giusto il tempo di passare dalle chat ai newsgroup e dai newsgroup ai forum e con Robinik mi trovavo nel pieno della Blog revolution. Ricordo ancora lo spirito da pionieri di quel mondo. I tempi in cui il blogroll era un modo per amplificare un mondo "diverso", un link ad ogni parola era l'obbligo morale ed i blogger erano ancora "ragazzi in pigiama che volevano fare la rivoluzione" e non "Blogstar". E poi il Rathergate, il primo caso nella storia in cui un modello di comunicazione reticolare  ha avuto il sopravvento sui “Mass Media” e sui modelli verticali. Ricordo le notti a lavorare sul primo aggregatore di Blog in Italia (forse tra i primi in assoluto) e la prima redazione digitale. Per mettere in evidenza i vari post si doveva passare di Blog in Blog, leggerseli tutti ed aggregare "a mano". Fino a quando fummo salvati dall'implementazione dei Feed e da diverse righe di codice.

Quel momento fece emergere “The Power of the Tail”. Chris Anderson ne ricavò una  teoria e generazioni di Blogger ne fecero la propria bandiera facendo comprendere quello che sarebbe accaduto. Qualcuno molti anni dopo ha dato nomi alle cose di quel periodo, come ad esempio Inbound Marketing. Allora semplicemente si faceva comunicazione reticolare con la volontà di cambiare lo "status quo".

Va detto che pensavamo di essere al centro di una vera rivoluzione ma, nella realtà, rappresentavamo una nicchia di Nerd in un mondo dominato ancora dal Mainstream.

Poi, nel gennaio del 2007, Steve Jobs presentò iPhone, abbattendo tutte le possibili barriere di accesso alla Rete. Dalla “sessione online” si è passati ad un mondo in cui la Digital Experience si fonde con il mondo reale.
Il resto è futuro, ancora tutto da scrivere. E pensare che la cronaca si fece storia senza che nessuno se ne accorgesse.

the author

Robinik

Trivella ogni argomento lo appassioni per conoscere anche le virgole, i punti e i punti e virgola. Di formazione matematica, affronta ogni cosa con l’intento di comprenderla per porla in atto prima e in discussione poi, e trovare così la soluzione ideale. Per queste sue caratteristiche, ama autodefinirsi “nerd”. Tutti gli altri lo chiamano Digital Marketer: le numerose imprese sul territorio nazionale e gli importanti Brand a livello globale dei quali è stato ed è consulente. Noi semplicemente lo chiamiamo Roberto, il nostro CEO, un vero Digital Brand Experience Strategist. Che altro? Ah sì, classe ’70, è stato un pioniere della Comunicazione Digitale, recensito dal Financial Times come uno tra i principali Influencer in Italia e in Europa; è certificato da Google per l’utilizzo di Analytics & Adwords; affianca la sua professione di Digital Strategist con l’attività di formatore in ambito aziendale e scolastico.

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